Il Ministero dell’Ambiente, con il comunicato allegato, ha formalmente fornito alcuni chiarimenti sulla cancellazione dal SISTRI per le imprese non più obbligate.

Il Ministero dell’Ambiente, con il comunicato allegato, ha formalmente fornito alcuni chiarimenti sulla cancellazione dal SISTRI per le imprese non più obbligate; vengono in tal modo confermate le indicazioni che vi avevamo fornito, rispetto al fatto che la mancata cancellazione di queste imprese non comporta alcun obbligo rispetto al SISTRI, incluso quello relativo al contributo 2014.

Il Ministero, come si legge nel comunicato, si è impegnato a concordare la procedura di cancellazione con le Associazioni di categoria, al fine di evitare le complicazioni della procedura prospettata dal SISTRI alle imprese che direttamente stanno provando a cancellarsi. Di conseguenza rimane valido il suggerimento di far attendere le aziende che intendono cancellarsi.

Durante la prima riunione commerciale del 2014 abbiamo creato i nuovi corsi antinquinamento che terrà LeoDaVinci durante l’anno.
I corsi sono stati completamente ristrutturati ed ammodernati, in modo da poter essere comprensibili anche da chi si affaccia a questo mondo per la prima volta.

I corsi saranno supportati da materiale didattico, cartaceo e campionario, slide e video.
I corsi saranno tenuti da ogni cliente ne faccia richiesta e in ogni parte d’Italia.

TECNICHE DI PRONTO INTERVENTO ANTINQUINAMENTO INDUSTRIALE
Indispensabile per il personale interno delle aziende, gli RSPP, i responsabili antincendio e sicurezza, l’Arpa, le squadre di soccorso e la Protezione Civile

TECNICHE DI PRONTO INTERVENTO ANTINQUINAMENTO STRADALE
Indispensabile per responsabili del settore trasporti (sia delle aziende chimiche che gli appaltatori), autisti, pompieri, Protezione Civile, ACI, Carabinieri, Polizia, Vigili Urbani e Provinciali, Prefettura, Forestali, Arpa, Comune e Provincia, oltre alle aziende di bonifiche e servizi)

TECNICHE DI PRONTO INTERVENTO ANTINQUINAMENTO LACUSTRE, FLUVIALE, MARITTIMO
Ideale per Autisti, Pompieri, Protezione Civile, Carabinieri, Polizia, Vigili Urbani e Provinciali, Prefettura, Capitanerie di Porto, Marittimi, Arpa, Comune e Provincia, oltre alle aziende di bonifiche e servizi.

C’è un settore che non conosce crisi, tasse, burocrazia. E che non ha problemi con la stretta del credito operata dalle banche.
La mafia “green”: niente fatture, decisioni veloci e metodi spicci che ottengono quasi sempre il risultato voluto.
Il Rapporto Ecomafie 2013 di Legambiente è impietoso: 16,7 miliardi di euro di fatturato, 34.120 reati, 28.132 denunce, 8.286 sequestri di beni e proprietà. E poi 302 clan coinvolti in questo settore e 25 comuni sciolti per infiltrazioni mafiose (erano 6 lo scorso anno).

Numeri a parte, si tratta dell’unico settore economico che “tira” in Italia, anche perchè al netto di tutto le pene per reati ambientali sono esigue.
Spesso pure e semplici multe, per non dire della valanga di condoni edilizi che negli ultimi 18 anni ha permesso di costruire di tutto, ovunque, togliendo inoltre alle procure la facoltà di ordinare la demolizione delle costruzioni abusive.

La crisi fa aumentare l’abusivismo, altro dato che ci fa saltare i nervi. Gli edifici legali di nuova costruzione sono passati da 305mila a 122mila, mente di case e palazzi abusivi se ne tirano su circa 30mila l’anno.

Quando poi la legge interviene, si muove con una lentezza disarmante: negli ultimi undici anni solo il 10% delle ordinanze di abbattimento sono state eseguite.

Passando in rassegna il report di Legambiente, si arriva ai rifiuti.
Crescono i traffici illegali: nel 2012 sono state sequestrate 14mila tonnellate, contro le 7mila dell’anno precedente.
E poi, per finire in serenità, i reati contro fauna e flora, aumentati del 6,4% rispetto al 2011.
Gli incendi sono cresciuti del 4,6%; i reati contro il patrimonio culturale, storico e ambientale hanno fatto registrare 1.026 furti di opere d’arte, 17mila oggetti trafugati, oltre 93mila reperti recuperati.

Il 20 dicembre 2013 scadrà il termine per la presentazione delle domande di finanziamento che la regione ha messo a disposizione delle PMI (fino a 250 dipendenti) che riguardano il Finanziamento Agevolato della Regione Emilia Romagna (con fondi per FESR) per l’acquisto di beni strumentali che riducano l’impatto ambientale.

Sono ancora disponibili finanziamenti per 13 milioni di Euro.
Verranno finanziati progetti da 75.000 a 300.000 Euro (Taeg 3%); il progetto può avere anche costi molto più alti, ma il fondo finanzia fino a 300.000 Euro.

Leodavinci si occuperà della presentazione delle domande dei propri clienti per l’acquisto di:

– sistemi di sicurezza per stoccaggio rifiuti e materie prime pericolose
– presidi di pronto intervento antinquinamento
– piani strutturati di pronto soccorso ambientale
– servizi di pronto intervento ambientale 24/ service per l’azienda e per i mezzi di trasporto
– sistemi di depurazione dei reflui industriali e revamping dei sistemi esistenti
– riduzione del volume dei rifiuti
– protezione delle vie d’acqua
– protezione delle fognature e delle falde acquifere
formazione del personale al pronto intervento ambientale

Non lasciamo perdere una opportunita’ come questa!

Obbligo di controllo annuale delle scaffalature, container di stoccaggio, sistemi di stoccaggio, taniche e cisternette.
OGGETTO: D.LGS. 81/08 ART. 71
NUOVO TESTO UNICO SULLA SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO
LeoDaVinci nell’ambito del servizio di consulenza ai suoi clienti, mette a disposizione un servizio completo che Vi darà la possibilità di monitorare costantemente, in linea con la normativa vigente, le vostre scaffalature, in quanto attrezzature di lavoro.
OBBLIGO DI MANUTENZIONE SCAFFALATURA Rif. D.Lgs. 81/08
Uni En 15629 – Uni En 15635
LeoDaVinci, nell’ambito del servizio di consulenza offerto ai suoi clienti, informa sulla OBBLIGATORIETA’ di provvedere periodicamente alla Manutenzione Ordinaria delle scaffalature presenti negli stabilimenti, siano esse, o meno, di produzione LeoDaVinci.
Quanto sopra alla luce sia delle vigenti norme di legge, che attribuiscono all’utilizzatore la responsabilità sull’efficienza delle strutture, sia della sicurezza, tendente a diminuire i rischi insiti nelle attività operative.
Nello specifico, la norma Uni En 15635, afferma che:
– Par. 9.2 ñ L’utilizzatore dovrebbe considerare che verifiche regolari della struttura della scaffalatura devono essere condotte durante il ciclo di vita, includendo spiegazioni circa i livelli di danno “verde”, “giallo” e “rosso” al fine di assicurare che ogni danno che necessita di un intervento immediato sia eliminato celermente attraverso la sostituzione del componente danneggiato con uno identico dello stesso costruttore;
– Par. 9.4.2.3 ñ Una persona tecnicamente competente deve eseguire ispezioni ad intervalli non maggiori di 12 mesi, un resoconto scritto deve essere sottoposto all’addetto della Sicurezza con le osservazioni e le proposte degli intervalli ritenuti necessari; – Par. 9.4.2 ñ la frequenza delle ispezioni dipende da una varietà di fattori che sono specifici del sito; – App. A ñ Obbligo del fornitore: fornire suggerimenti all’utilizzatore in merito alla necessità di ispezioni regolari della scaffalatura e di un programma formale di manutenzione per far fronte ad eventuali danni accidentali. LeoDaVinci è, naturalmente, a Vs. disposizione per un servizio mirato e completo che Vi darà la possibilità di monitorare costantemente, ed in linea con la normativa vigente, le Vs. scaffalature.

ESTRATTO DECRETO LEGISLATIVO 81/2008 E NORMA UNI EN 15629 E 15635:

1. Il datore di lavoro mette a disposizione dei lavoratori attrezzature conformi ai requisiti di cui all’art. 70, idonee ai fini ella salute e sicurezza e adeguate al lavoro da svolgere o adatte a tali scopi – Art. 71 comma 1) del D.Lgs. 81/08.

2. Il datore di lavoro al fine di ridurre al minimo i rischi connessi all’uso delle attrezzature di lavoro e per impedire che dette attrezzature possano essere utilizzate per operazioni e secondo condizioni per le quali non sono adatte, adotta adeguate misure tecniche ed organizzative, tra le quali quelle dell’Allegato VI. (es. adeguati paraurti a protezione dei montanti della scaffalatura, per evitare il loro danneggiamento in seguito ad urti accidentali con carrelli elevatori in fase di carico e scarico). n. Art. 71 comma 3) del D.Lgs. 81/08

3. Il datore di lavoro prende le misure necessarie affinchè le attrezzature di lavoro siano: oggetto di idonea manutenzione al fine di garantirne nel tempo la permanenza dei requisiti di sicurezza di cui l’articolo precedente e siano corredate, ove necessario, da apposite istruzioni d’uso e libretto di manutenzione; – Art. 71 comma 4)lettera a) punto 2 del D.Lgs. 81/08

4. Il datore di lavoro prende le misure necessarie affinchè siano curati la tenuta e l’aggiornamento del registro di controllo delle attrezzature di lavoro per cui lo stesso è previsto (Art. 71 comma 4) lettera B9 de D.Lgs. 81/08

5. Il datore di lavoro provvede affinchè: b) le attrezzature soggette a influssi che possono provocare deterioramenti suscettibili di dare origine a situazioni pericolose siano sottoposte: 1. a controlli periodici secondo frequenze stabilite in base alle indicazioni fornite dai fabbricanti, ovvero dalle norme di buona tecnica o desumibili dai codici di buona prassi; 2. a controlli straordinari al fine di garantire il mantenimento di buone condizioni di sicurezza, ogni volta che intervengano eventi eccezionali che possano avere conseguenze pregiudizievoli per la sicurezza delle attrezzature di lavoro, quali riparazioni, trasformazioni, incidenti, fenomeni naturali o periodi prolungati di inattività. c) i controlli le cui lettere a) e b) sono volti ad assicurare il buono stato di conversazione e l efficienza ai fini di sicurezza delle attrezzature di lavoro e devoo essere effettuti da persona competente ñ At. 71 comma 8) del D.Lgs.81/08

6. L’utilizzatore dovrebbe considerare che verifiche regolari della struttura della scaffalatura, durante il suo ciclo di vita, a regolari ispezioni al fine di assicurare cheogni danno occorso sia riparato o sostituito con nuove parti identiche dello stesso produttore – App. A, lett.I) UNI EN 15629:2009

7. L’utilizzatore dovrebbe considerare che verifiche regolari della struttura della scaffalatura devono essere condotte durante il suo ciclo di vita, includendo spiegazioni circa i livelli di danno “verde”, “ambra” e “rosso”, l fine di assicurare che ogni adnno che necessita di un intervento immediato sia eliminato celermente attraverso la sostituzione del componente danneggiato con unoidetico delo stesso costruttore ñ par. 9.2, lett. P) UNI EN 15635:2009

IL CONTRATTO DI MANUTENZIONE COMPRENDE:

– Rilievo disposizione scaffalature e livelli di carico
– Redazione layout di mappatura impianto con viste significative
– Redazione certificazione portate per ns. scaffalature
– Formazione del RSPP sul livello di danno
– Verifica documentazione esistente
– Controllo visivo generale da terra (spalle, correnti, dpi)
– Verifica serraggio tasselli a terra (paracolpi, spalle, guard rail)
– Controllo di verticalità delle spalle effettuato con strumento posizionato a terra
– Ripristino gancetti di sicurezza accessibili nei punti visibili
– Rilievo fotografico delle anomalie
– Caratterizzazione delle anomalie (verde, giallo, rosso)
– Redazione scheda di VERIFICA PERIODICA SCAFFALATURE
– Redazione offerta per ripristino delle scaffalature
– Redazione del rapporto di Verifica Ispettiva corredato da immagini

Misura e classificazione dei livelli di danno:

– se monitorata frequentemente la scaffalatura può essere mantenuta in esercizio.
– la scaffalatura deve essere temporaneamente scaricata e si deve intervenire localmente; se possibile provvedere alla sostituzione dei singoli componenti danneggiati o eventualmente delle intere parti interessate.
– la scaffalatura deve essere immediatamente segregata per impedire danni agli operatori, successivamente scaricata con tutte le cautele del caso; l’intervento consta di sostituzione di tutta la scaffalatura o di intere parti danneggiate.

A sostenerlo, con una vera e proprio comunicazione di reato inviata alla Procura lo scorso 13 febbraio sono il direttore generale di Arpa Puglia Giorgio Assennato, il direttore scientifico Massimo Blonda e il funzionario Simona Sasso.
Il documento, sia pure largamente omissato, è stato depositato ieri mattina dai sostituti procuratori Giovanna Cannarile e Remo Epifani dinanzi al tribunale dell’appello, chiamato a valutare i ricorsi presentati dai legali dell’Ilva per ottenere la revoca degli arresti domiciliari a cui è sottoposto dal 26 luglio scorso l’ex presidente Nicola Riva e l’annullamento del provvedimento con il quale il Gip Patrizia Todisco ha disposto la vendita dell’acciaio sequestrato lo scorso 26 novembre in quanto ritenuto frutto del reato.

I pubblici ministeri hanno depositato solo un piccolo stralcio dell’informativa dell’Arpa per sottolineare il rischio di reiterazione del reato in caso di ritorno in libert‡ di Nicola Riva, un rischio che toccherà al tribunale apprezzare (i legali dell’Ilva hanno ovviamente sottolineato che certo la situazione non puÚ cambiare in caso di revoca della custodia cautelare, avendo Nicola Riva lasciato tutte le cariche societarie) ma nel frattempo il documento dell’Arpa apre scenari tutti da valutare.

Proprio mentre gli ispettori dell’Ispra tornano a Roma, concludendo la visita all’Ilva per verificare il rispetto dell’Aia con un bilancio che in alcuni casi (o come ai bei tempi andati?) assume addirittura toni trionfalistici, piomba la censura, pregna di aspetti penalmente rilevanti, dell’Aspra.

 

ASSORBENTE PER BATTERIE ESAUSTE

Incredibile successo di Battery Sorb ,creato e certificato in soli 15 giorni dall’entrata in vigore del Decreto del Ministero dell’ Ambiente numero 20 del 24 gennaio 2011, l’assorbente neutralizzante BatterySorb kit ha ottenuto un successo mai visto nel settore dell’antinquinamento.

Esattamente dopo un mese dalla sua presentazione ufficiale i dati sono estremamente soddisfacenti: 30 tonnellate di assorbente neutralizzante per acido batterie distribuiti solamente sul mercato nazionale; In assoluto il prodotto piu’ popolare del momento.

L’azienda ha anche presentato un esposto al Ministero dell’ Ambiente in merito all’immissione sul mercato di alcuni prodotti poco chiari o addirittura pericolosi venduti come assorbenti neutralizzanti per acido batterie.

In seguito uno stralcio dell’esposto:

ATTENZIONE!!!

Molti ”IMPROVVISATI” sul mercato hanno messo in commercio prodotti con ph 11 e 12 !!! QUESTI PRODOTTI SONO ESTREMAMENTE PERICOLOSI:

I – Sono a base di calce viva, soda caustica e simili, quindi provocano ustioni alle mucose e vanno sempre usati con D.P.I specifici. Hanno etichettatura di sicurezza e pericolo OBBLIGATORI:

– USTIONANTE – IRRITANTE – CORROSIVO R34, R37, R38, R41 – S26, S36, S45 Rischi di ipotensione, difficolta respiratorie, spurgo gastrointestinale, cambiamento drastico del ph nel sangue, danni agli organi.

II – Ne serve sicuramente una dose inferiore per neutralizzare l’acido solforico contenuto nelle batterie al piombo ma durante la reazione si scaldano eccessivamente e creano lapilli ustionanti.

III – Molte volte si solidificano al suolo.

IV – Hanno test che certificano l’inertizzazione ma non se questa avviene in sicurezza o meno.

V – Affidatevi sempre a produttori seri, esperti e non a chi si inventa un’assorbente ogni mattina.

DMA 24 gennaio 2011, n. 20
Regolamento recante l’individuazione della misura delle sostanze assorbenti e neutralizzanti di cui devono dotarsi gli impianti destinati allo stoccaggio, ricarica, manutenzione, deposito e sostituzione degli accumulatori

Testo vigente dal 29-03-2011

Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con Il Ministro dello sviluppo economico, Il Ministro della salute e Il Ministro dell’interno Visto il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante “Norme in materia ambientale”;

Visto, in particolare, l’articolo 195, comma 2, lettera q), del predetto decreto, che prevede l’individuazione della misura delle sostanze assorbenti e neutralizzanti, previamente testata da Universita’ o Istituti specializzati, di cui devono dotarsi gli impianti destinati allo stoccaggio, ricarica, manutenzione, deposito e sostituzione di accumulatori al fine di prevenire l’inquinamento del suolo, del sottosuolo e di evitare danni alla salute e all’ambiente derivanti dalla fuoriuscita di acido, tenuto conto della dimensione degli impianti, del numero degli accumulatori e del rischio di sversamento connesso alla tipologia dell’attività esercitata;

Visto il successivo comma 4 dell’articolo 195 del decreto legislativo medesimo il quale prevede che le norme tecniche di cui al comma 2 del medesimo articolo sono adottate con decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con i Ministri dello sviluppo economico, della salute e dell’interno ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Considerato che il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, di concerto con i Ministri della attivit‡ produttive, della salute e dell’interno, con decreto del 2 maggio 2006 ha adottato la misura delle sostanze assorbenti e neutralizzanti di cui debbono dotarsi gli impianti destinati allo stoccaggio, alla ricarica, manutenzione, deposito e sostituzione degli accumulatori.

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Forti sono i legami instaurati tra la nuova disciplina della security e le misure per il trasporto stradale di prodotti petroliferi. Misure di sicurezza eccezionali che interessano i siti logistico-petroliferi più complessi, per i quali si dovrà effettuare un necessario riferimento alle consolidate tecniche di SVA (Security Vulnerability Assessment) di derivazione industriale e militare.
Tuttavia, le novità non si limitano alla security, ma comprendono anche la razionalizzazione dei criteri di classificazione dei liquidi infiammabili di classe 3, l’estensione delle esenzioni valide per le merci pericolose imballate in quantità limitate, rilevanti per alcuni prodotti petroliferi, e i nuovi elementi per la classificazione dei rifiutidi origine petrolifera.
Interessanti, infine, sono anche la documentazione, le unità di trasporto (veicolicisterna) e le operazioni di carico e scarico di gasolio 640M.

DIRETTIVA 96/49/CE DEL CONSIGLIO del 23 luglio 1996 per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al trasporto di merci pericolose per ferrovia IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA, visto il trattato che istituisce la Comunità Europea, in particolare l’articolo 75, vista la proposta della Commissione (1), visto il parere del Comitato economico e sociale (2),
deliberando a norma della procedura di cui all’articolo 189 C del trattato (3),
(1) considerando che nel corso degli ultimi anni il trasporto di merci pericolose per ferrovia è aumentato in misura significativa, con il conseguente aumento dei rischi in caso di incidenti e che pertanto devono essere adottate misure affinche’ questo genere di trasporto si effettui nelle migliori condizioni di sicurezza possibili;
(2) considerando che tutti gli Stati membri della Comunità sono parti contraenti della convenzione relativa ai trasporti ferroviari internazionali (COTIF), che nell’appendice B definisce le norme uniformi concernenti il contratto di trasporto ferroviario internazionale di merci (CIM), il cui allegato 1 contiene il regolamento concernente il trasporto internazionale di merci pericolose per ferrovia (RID), e che l’ambito geografico d’applicazione della convenzione si estende al di là della Comunità;
(3) considerando che detta convenzione non contempla il trasporto nazionale di merci pericolose per ferrovia; che è quindi importante assicurare l’applicazione uniforme delle norme di sicurezza armonizzate in tutta la Comunità; che il mezzo più appropriato per pervenirvi è allineare al RID le legislazioni degli Stati membri;
(4) considerando che, nel rispetto del principio di sussidiarietà, il ravvicinamento delle legislazioni deve essere realizzato per assicurare ai trasporti nazionali e internazionali un elevato livello di sicurezza, per garantire l’eliminazione delle distorsioni della concorrenza, rendendo più agevole la libera circolazione di merci e servizi in tutta la Comunità, e per assicurare la coerenza con le altre disposizioni comunitarie;
(5) considerando che le disposizioni della presente direttiva non pregiudicano l’impegno assunto dalla Comunità e dai suoi Stati membri, in base agli obiettivi fissati al capitolo 19 del piano d’azione 21 della Conferenza della CNUED di Rio de Janeiro nel giugno del 1992, di sforzarsi d’armonizzare per l’avvenire i sistemi di classificazione delle sostanze pericolose…