inquinamento e bambini

Inquinamento e stress incidono sui bambini, peggiorandone la salute e, soprattutto, il comportamento.

La clamorosa conclusione arriva dalla Columbia University Mailman School of Public Health di New York, che ha scoperto una correlazione tra le gravidanze portate avanti in aree inquinate, lo stress materno e i problemi comportamentali sviluppati in seguito dai neonati, sin dalla più tenera età.

Federica Perera, autrice dell’analisi, ha studiato per oltre un anno centinaia di mamme residenti nell’area di Cracovia, famosa per l’aria irrespirabile e le emissioni delle numerose centrali a carbone.
Ebbene, l’esposizione massiccia ad agenti inquinanti può incidere a fondo sullo sviluppo dei bambini.
I figli nati nelle zone di maggior concentrazione di sostanze nocive sviluppano con maggiore probabilità ansia, depressione e deficit di attenzione rispetto a coetanei cresciuti in aree relativamente meno avvelenate.
Certo, vi sono altri fattori – eredità genetiche o indigenza in primis – che potrebbero favorire l’insorgenza di simili disturbi, ma secondo la Perera sarebbero poco rilevanti, almeno da un punto di vista statistico.
Al contrario, alti livelli di esposizione all’inquinamento durante la gravidanza e fino ai 9 anni possono condizionare il comportamento dei bambini.

Lo studio si spinge più in là, fino a ipotizzare un collegamento tra questi elementi e l’aggressività dimostrata sin dalla prima infanzia, fino ad arrivare ai risultati scolastici, mediamente peggiori in quei bambini nati e cresciuti in aree inquinate.
Secondo il Dipartimento di Scienze Sociali e Comportamentali della Harvard School of Public Health, che ha commentato la notizia, l’inquinamento “assimilato” durante la gravidanza potrebbe influire negativamente sul corretto sviluppo del cervello, rendendolo più vulnerabile agli effetti dello stress.
A farne le spese, l’umore, il comportamento, la salute mentale, con un costo sociale inimmaginabile per il singolo e la collettività.

Intanto il tema ambientale è sempre più fonte di apprensione, anche tra gli italiani.
Proprio in questi giorni, è stata pubblicata un’indagine di GFK-Eurisko, realizzata per conto di UPA e Assocomunicazione, secondo cui l’ambiente e la sua tutela sono in cima alle preoccupazioni dell’italiano medio (90% degli intervistati); prima della crisi economica (87%), della sicurezza nelle città o delle epidemie (81%).
Secondo il 54% degli intervistati è necessaria una svolta responsabile ed eco-sostenibile, attenta ai costi economici e ambientali.