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La regione ha il record per numero di persone denunciate (4.159), di sequestri effettuati (2.469); 5 invece le persone arrestate.

Nella classifica generale dell’illegalità ambientale in Italia nel 2014, la Puglia sale al primo posto con ben 4.499 infrazioni accertate, il 15,4% di quanto rilevato sul resto del territorio nazionale.

In Italia il giro di affari delle ecomafie continua a crescere: nel 2014 ha raggiunto infatti i 22 miliardi di euro, con un incremento di 7 miliardi rispetto all’anno precedente. I reati accertati sono stati 29.293, per una media di 80 al giorno, con un aumento delle infrazioni nel settore dei rifiuti (più 26%) e del cemento (più 4,3%). Questa la fotografia sull’illegalità ambientale scattata dal nuovo rapporto Ecomafia di Legambiente ufficializzata ieri mattina a Bari dal presidente di Legambiente Puglia, Francesco Tarantini, nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato Ennio Cillo, magistrato della Procura della Repubblica di Lecce e Renato Nitti, magistrato della Procura della Repubblica, e dei rappresentanti delle forze dell’ordine.
Secondo Legambiente “il dato va letto anche in modo positivo. Una scalata ai vertici da parte della Puglia si spiega con il capillare lavoro di monitoraggio e controllo svolto in tutta la regione dalle forze dell’ordine, in particolare Corpo Forestale dello Stato, Guardia di Finanza e Carabinieri, coordinate operativamente da diversi anni grazie ad un Accordo Quadro promosso e finanziato dalla Regione e che si avvale delle competenze scientifiche di Cnr e Arpa Puglia” ha sottolineato il presidente Francesco Tarantini, nel corso della presentazione del rapporto.

La Puglia, come si è detto, è sul gradino più alto del podio anche per il ciclo illegale dei rifiuti, ed è pure regione con il più alto numero di infrazioni accertate, ben 2.081, quasi il 29% di quanto registrato nelle altre regioni d’Italia, un numero 4 volte più grande rispetto all’anno scorso (quando si attestavano a quota 469). Però, anche in questo caso c’è il record di persone denunciate, 2.020, e sequestri effettuati, 1.744.
La maggior parte delle infrazioni accertate si concentra nelle province di Bari, 1.641, e Foggia, 184. Seguono Taranto, con 87 infrazioni accertate, 84 denunce e 33 sequestri; Lecce, con 76 infrazioni, 82 denunce e 53 sequestri. Stabile rispetto all’anno precedente Brindisi, con 76 infrazioni, 105 denunce e 53 sequestri. Infine, la Bat, con 17 infrazioni, 17 denunce e 2 sequestri.

Ai reati accertati sono seguite le inchieste. Tante quelle avviate contro le attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti: in Puglia, dal 2002 al 24 giugno scorso, ci sono state ben 48 inchieste, il 16,8% circa di quelle avviate su tutto il territorio nazionale. Accertamenti che hanno visto 153 persone arrestate, 222 persone denunciate e 60 aziende coinvolte. Tra le inchieste, quella più importante è stata condotta nel 2014 dalla Dda di Bari, che ha coordinato una maxi operazione contro un traffico organizzato di rifiuti, denominata “Black Land”, eseguita dal Noe di Bari del Comando Carabinieri, dalla Dia di Bari e dal Comando Provinciale Carabinieri di Foggia.
Migliaia di tonnellate di rifiuti speciali non trattati, provenienti da impianti di compostaggio e di stoccaggio, ubicati in Campania, nelle province di Salerno, Caserta e Avellino, venivano smaltiti illecitamente in Puglia, in un enorme voragine ricavata in un terreno agricolo di Ordona, nel foggiano. Sempre nel 2014, particolare attenzione è stata riservata dal Noe di Lecce al fenomeno dei tombamenti abusivi di rifiuti su tutto il territorio salentino e anche in provincia di Taranto.
Da non sottovalutare, poi, la dimensione transnazionale della Puglia, cerniera tra l’Europa, i Balcani e il Medio Oriente, che l’ha trasformata in una base logistica per traffici transfrontalieri di rifiuti, soprattutto quelli diretti verso il sud est Europa e l’Estremo Oriente.
Tra i porti italiani dove si sono avute più operazioni contro i flussi illeciti di rifiuti ci sono anche Bari e Brindisi. In un’operazione congiunta denominata “Desert waste”, l’Agenzia delle Dogane, il Corpo Forestale dello Stato e la Guardia di Finanza hanno scoperto e bloccato il traffico internazionale di rifiuti diretti dal porto di Bari verso Libia e Iran. “Oltre ai traffici organizzati, la Puglia si conferma anche una delle regioni più martoriate dalle discariche illegali – ha aggiunto il presidente di Legambiente, Tarantini. Dalle piccole discariche di eternit, laterizi e pneumatici fuori uso alle cave in cui spesso vengono tombati i rifiuti scoperti dalle forze dell’ordine. Purtroppo le 2.579 cave dismesse o abbandonate nella nostra regione rischiano di diventare luoghi privilegiati per lo smaltimento illecito di rifiuti”.