La giornata mondiale dell’ambiente è una festività proclamata nel 1972 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
E’ l’occasione giusta per riflettere sulle problematiche che affliggono il nostro pianeta.
Ogni anno l’ONU sceglie un tempo particolarmente scottante di cui parlare durante la giornata mondiale dell’ambiente, e quest’anno si è scelto di focalizzarsi sulla “lotta alla plastica monouso”.
Questo tema, è uno dei più preoccupanti degli ultimi anni e riguarda principalmente l’inquinamento dei mari e degli oceani.

Ogni anno vengono riversati negli oceani ben 8 milioni di rifiuti.
L’acqua, però, è da sempre fonte di vita e in quanto tale deve essere assolutamente rispettata.
Metà di tutta la plastica prodotta è progettata per essere utilizzata una sola volta; è ovvio che occorre trovare una valida alternativa alla plastica monouso.

Annualmente in Europa si producono 25,8 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica (meno del 30% viene raccolto per essere riciclato), il 31% finisce in discarica e il 39% negli inceneritori.
Ora dalla UE arriva la proposta di mettere al bando gli oggetti monouso in plastica (70% dei rifiuti marini); se la legislazione passerà al Parlamento Europeo, prepariamoci a dire addio a cotton fioc, posate, piatti, cannucce e bacchette per palloncini in plastica, che andranno sostituiti con materiali più sostenibili.

Se usarne e quindi anche produrne meno è l’obiettivo primario, anche recuperare la plastica prodotta deve diventare un must. Per questo entro il 2025 gli Stati membri dovranno raccogliere il 90% delle bottiglie di plastica monouso per bevande, anche grazie all’uso di sistemi di cauzione: chi restituisce la bottiglia al rivenditore riceve indietro dei soldi.

I comportamenti virtuosi si possono adottare ancora prima prima che diventino obbligatori per legge.
E’ difficile, ovviamente, però potremmo tutti fare finta che i divieti proposti nella direttiva sulla plastica siano già in atto e comportarci di conseguenza. Se non puoi riusarla, rifiutala!!!

Ecco alcune accortezze che si potrebbero adottare: 

– separa i rifiuti in plastica dagli altri e inviali correttamente al riciclo
– rifiuta posate di plastica
– bevi dal bicchiere senza cannuccia
– scegli alimenti che non sono impacchettati in contenitori di plastica
– utilizza borse di tela per la spesa
– utilizza contenitori riutilizzabili per portarti dietro l’acqua ovunque vuoi
– raccogli i rifiuti in plastica in cui ti imbatti, mettendoli nelle apposite campane di riciclo

Per ulteriori approfondimenti clicca qui

Sono gesti che qualcuno potrebbe decidere di copiare!

Anche il “Mondo” social si è mobilitato in occasione di questa giornata, dando vita ad una challenge ispirata ad alcune gia in voga, come ad esempio la “#icebucketchallenge”.
E’ nata la #BeatPlasticPollution!!

giornata mondiale dell'ambiente lotta alla plastica 1

La sfida è quella di rinunciare alla plastica monouso e a sostituirli con alternative riutilizzabili e sostenibili. Ai partecipanti viene chiesto di annunciare il loro impegno sui social media e taggare i propri amici per aiutare a diffondere il messaggio entro 24 ore con un video!!

Negli Usa la “gara” è già partita anche tra attori famosissimi tra cui l’ex attore e già governatore della California, Arnold Schwarzenegger, l’attrice di Star Trek Into Darkness Alice Eve e l’attore di diversi dilm di Woody Allen e de “Il Diavolo veste Prada”, Adrian Grenier.
L’ex “terminator” ha dichiarato: “Tutti dobbiamo lavorare molto duramente per rendere questo un ambiente sano, un grande ambiente e per salvare i nostri oceani e salvare il pianeta”.

Come partecipare?

Per partecipare alla sfida, basta condividere un selfie o un video sui social media sul prodotto in plastica usa e getta che si smetterà di usare. Quindi  bisogna “taggare” tre amici, aziende o persone di alto profilo per sfidarli a fare lo stesso entro 24 ore. Naturalmente, bisogna includere l’hashtag #BeatPlasticPollution e menzionare @UNEnvironment.

All’Università di Stoccolma è stata fatta una scoperta che ha dell’incredibile!! Un muschio naturale capace di spazzare via l’80% delle tracce di arsenico dalle acque contaminate in una sola ora, rendendo l’acqua nuovamente potabile!

Il muschio acquatico si chiama Warnstofia Fluitans e cresce nel nord della Svezia.
Un possibile scenario futuro è quello di far crescere questo muschio in torrenti e altri corsi d’acqua che contengono alti livelli di arsenico.

La scoperta apre la strada a una modalità amica dell’ambiente per purificare l’acqua!

Per saperne di più clicca qui

inquinamento novara croce verde ambiente non solo pronto intervento 2

inquinamento novara croce verde ambiente non solo pronto intervento 2

Ci siamo recati nella nottata del 9 gennaio presso lo Scalo Intermodale di Novara, per intervenire nell’assorbimento di diversi litri di oli versati dalla rottura di una vasca di contenimento.
Lo Scalo Intermodale non è solo un polo in cui i treni merci caricano e scaricano i loro prodotti sui camion, ma è anche il luogo dove avvengono le varie manutenzioni. 

A causa della rottura della vasca di contenimento, gli oli sversati sono stati contenuti e assorbiti grazie a salsicciotti assorbenti, che sono stati prontamente posizionati anche all’estremità dei canali presenti, evitando cosi il rischio di inquinare ulteriormente le acque; gli oli dispersi in superficie sono stati raccolti con polvere assorbente OKO sorb.

Sono state utilizzate anche delle pompe per la raccolta delle acque residue destinate poi in cisterne e cisternette successivamente dirette a smaltimento.
Ad aggravare la situazione: la pioggia!
Le precipitazioni hanno allungato i tempi di risoluzione dell’intervento e hanno aumentato la pericolosità di esso.

Dopo esserci occupati della parte liquida dispersa in superficie abbiamo anche riscontrato sedimenti di idrocarburi sull’asfalto, sedimenti che in caso di pioggia vengono dilavati e quindi sversati nella rete fognaria causando complicazioni per l’ambiente e per la salute dell’uomo.
Questi sedimenti si presuppone possano essere il risultato di perdite involontarie avvenute durante le manutenzioni effettuate negli anni.
E’ stato di fondamentale importanza, quindi, trattare il piazzale con acqua ad alta pressione e uno dei nostri prodotti disgreganti: Bio Oil Remove, particolarmente adatto per la rimozione e il distaccamento di patine persistenti e compatte.

Concluso il nostro intervento, è stata ripristinata la normale aderenza del manto stradale.

La verifica finale è stata svolta dall’Arpa Piemonte, che ha approvato il lavoro svolto e constatato che l’acqua in uscita dalla rete fognaria interna è finalmente  priva di inquinanti e pulita!

Insieme a noi hanno collaborato altre due realtà impegnate nell’antinquinamento: Soluzioni & Servizi e Biglia Srl!

Vai alla pagina Croce Verde Ambiente

Sono circa 34000 gli italiani che ogni anno muoiono per complicazioni dovute all’inquinamento atmosferico.

L’inquinamento atmosferico causa gravissime conseguenze e può portare addirittura alla morte. A dirlo è il Centro Controllo Malattie (CCM) del Ministero della Salute che ha presentato questi dati emersi da rilevamenti durante uno studio in collaborazione con diverse università e centri ricerca.

Lo studio infatti evidenzia che l’inquinamento in Italia causa morte soprattutto al nord dove le vittime ogni anno sono più di 22000, questo a causa della maggiore concentrazione di aree urbane e industriali ad alta densità di traffico.

Il Ministero infatti ha inoltre evidenziato come sempre le medesime particelle provocano una riduzione dell’aspettativa di vita media pro capite di ben 10 mesi, e pensare che basterebbe il semplice rispetto dei limiti previsti dalle attuali leggi sulle emissioni per salvare 10000 persone ogni anno e avere un risparmio sulla spesa pubblica di ben 30 miliardi di Euro, risparmio che potrebbe essere reinvestito nei vari progetti di sostenibilità ambientale già in atto per una mobilità sempre più green e a impatto ambientale ridotto (pedonalità, ciclabili, trasporto ecologico). Facendo ciò si contribuirebbe a produrre un ulteriore abbassamento delle emissioni salvando più vite e più denaro.

Purtroppo in Italia come in altri paesi si fatica a comprendere quanto la gravità di questi problemi a lungo termine sia deleteria per l’ambiente, ma ormai non si può più parlare di minaccia ambientale come un problema da evitare per il futuro; infatti l’inquinamento è un pericolo più che mai attuale e che tocca ognuno di noi, bisogna instillare nelle persone la convinzione che la tutela dell’ambiente non è solo un dovere civile ma un obbligo morale e soprattutto legale.

Batteri scoperti nel permafrost sembrano in grado di ridurre l’effetto serra.

L’isola di Axel Heiberg, nell’arcipelago artico canadese, ospita numerose stazioni scientifiche dove si studia il comportamento del permafrost al crescere delle temperature.
I modelli usati per studiare gli effetti dell’aumento della temperatura terrestre prevedono, per le zone artiche, oltre alla fusione dei ghiacci della calotta polare e al rischio di estinzione per diverse specie viventi, un forte rilascio di metano e anidride carbonica dal permafrost, ossia dai suoli attualmente ghiacciati che perderanno il ghiaccio che li mantiene tali.

Vari studi hanno stimato che il permafrost artico contiene circa mille miliardi di tonnellate di carbonio, che, rilasciato sotto forma di vari gas, potrebbe accelerare ancora di più il riscaldamento globale. Le emissioni di carbonio sotto forma di metano (CH4) destano particolare apprensione, dato che,su una scala di 100 anni, questo gas puÚ trattenere il calore terrestre 25 volte più dell’anidride carbonica.
Il permafrost (permanent frost) è uno strato di suolo permanentemente ghiacciato, composto da terra, rocce e acqua ghiacciata. Il permafrost è presente ai bordi di tutte le aree artiche.
CONVINZIONI RIBALTATE.
Fino ad oggi, l’idea che lo scioglimento del permafrost portasse alla fuga del metano era ben radicata, ma una nuova ricerca dell’universit‡ di Princeton mette in discussione questo modello. Nello studio, i ricercatori sostengono infatti che, grazie a batteri che si nutrono di metano presenti nei suoli artici, il gas verrebbe sottratto dall’atmosfera anzichÈ essere immesso.

In base alle proiezioni dei ricercatori di Princeton, il fenomeno sarebbe proporzionale all’aumento della temperatura terrestre.

NUOVI BATTERI. A tale conclusione i ricercatori sono giunti dopo aver tenuto sotto controllo per tre anni consecutivi i suoli poveri di carbonio dell’isola di Axel Heiberg, nella regione artica del Canada. Essi hanno osservato una costante crescita nella sottrazione di metano dall’atmosfera allorchÈ la temperatura del suolo è salita da 0°C a 18°C.

“Questo fa pensare – spiega Chui Yim Lau, coordinatore dello studio – che se la temperatura dell’atmosfera delle zone artiche dovesse aumentare da 5 a 15° C nei prossimi anni, la sottrazione di metano dall’atmosfera potrebbe crescere da 5 a 30 volte quella attuale.”
I batteri che si nutrono di carbonio fanno parte di un gruppo noto come upland soil cluster alpha, ma non è ancora stata identificata la specie esatta. Adesso si cercher‡ anche di capire se il fenomeno è localizzato nell’area artica canadese o se è tipico di tutti gli ambienti artici del pianeta.

Una ricerca tenta di predire quale sorte tocchera’ ai volatili se non si ridurra’ la quantita’ di plastica riversata negli oceani.
Plastica, plastica e ancora plastica. L’inquinamento del mare continua ad aumentare e le conseguenze che si prospettano per la fauna sono drastiche. Lo afferma lo studio condotto dall’Ente nazionale australiano di ricerca CSIRO pubblicato questa settimana su Proceedings of the National Academy of Sciences: se non si trover‡ il modo di contenere la contaminazione da plastica degli oceani, entro il 2050 il 99% delle specie di uccelli marini avr‡ ingoiato rifiuti di plastica, mettendo gravemente a repentaglio la propria sopravvivenza.
DI MALE IN PEGGIO
Se al momento la concentrazione di rifiuti rilevata è di 580mila pezzi di plastica per km quadrato, il dato potrebbe aumentare nei prossimi venticinque anni a un ritmo ancora maggiore rispetto a quello attuale di 4,8 milioni di tonnellate di nuova spazzatura all’anno, causando danni e il probabile decesso di numerosi volatili marini.
Dal 1960 a oggi, la percentuale di uccelli nel cui intestino sono stati trovati tappi di bottiglie, frammenti di sacchetti, accendini e altri scarti del genere è schizzata alle stelle: si è passati dal 5% all’80% del 2010, ha spiegato il professore che ha diretto lo studio, Chris Wilcox.
LA RICERCA
Il team di Wilcox ha condotto un’analisi dei rischi combinando la distribuzione dei rifiuti e quella di 186 specie di uccelli marini con alcuni dati estratti da ricerche precedenti, realizzate fra il 1962 e il 2012. Questi ultimi studi avevano gi‡ denunciato che il 29% degli esemplari esaminati aveva ingerito plastica: secondo la nuova ricerca la percentuale sarebbe oggi del 90%.
LE ZONE PIU’ A RISCHIO
L’inquinamento degli oceani è un fenomeno globale, ma ci sono alcuni luoghi in cui il rischio di contaminazione è particolarmente alto: si tratta delle aree meridionali dell’Atlantico, del Pacifico e dell’Oceano Indiano, con i picchi più alti che si riscontrano nel mare di Tasman, fra Australia e Nuova Zelanda.

Nella patria delle biciclette si sta sperimentando un nuovo tipo di asfalto eco friendly.

Si tratta di una pavimentazione stradale che demolisce le sostanze inquinanti con l’aiuto del Sole. Non si tratta di un sogno ma di una realtà in fase di sperimentazione nel Nord Europa.
I ricercatori dell’Università di Eindhoven hanno ricoperto l’asfalto di un isolato di Hengelo, cittadina olandese, con uno speciale rivestimento in biossido di titanio (TiO2), una polvere cristallina incolore che utilizzando come catalizzatore la luce solare converte alcuni inquinanti, come il monossido e il biossido d’azoto, in sostanze chimiche meno pericolose, come i nitrati.
Le città influenzano la temperatura dell’aria anche a migliaia di chilometri di distanza
Il bike sharing in città inquinate nuoce alla salute dei ciclisti?
Gli scienziati hanno raccolto dati per un anno, confrontandoli con quelli relativi ai quartieri limitrofi lasciati con un asfalto normale. L’area rivestita con la pavimentazione fotocatalitica ha ridotto l’inquinamento da ossidi d’azoto del 45% nelle giornate molto soleggiate e ha ridotto l’umidità (le condizioni climatiche ideali per la fotocatalisi) in media del 19%.

Gli ossidi d’azoto sono gas velenosi generati come sottoprodotti delle combustioni (come quella che avviene nei motori delle auto) che reagiscono a contatto con l’ossigeno formando smog e piogge acide.
La scoperta, pubblicata sul Journal of Hazardous Materials, potrebbe aprire la strada a nuove e più ampie sperimentazioni di questo tipo di materiale che rimane, ad oggi, ancora piuttosto costoso e quindi poco diffuso. Il rivestimento Ë già stato applicato anche alle piste ciclabili e ai marciapiedi di una rete viaria di 3 chilometri di Chicago, già denominata la “strada più verde d’America”.

L’importanza dell’Enciclica “Laudato sii” difficilmente puo’ essere sopravvalutata. Ovviamente non perche’ essa porti nuove conoscenze sul tema del riscaldamento climatico, sulle sue cause umane e sociali, e sulla minaccia che i dissesti ambientali arrecano al benessere e alla stessa sopravvivenza della nostra e di altre specie.

Non pretende di farlo: i confini tra scienza e prescrizioni etico-religiose sono tracciati con chiarezza. Ma perchè traduce nel linguaggio della più grande religione cristiana le preoccupazioni che gli stessi scienziati hanno derivato dalle loro ricerche. E perchè le connette e le giustifica con una visione d’insieme di che cosa non funziona nelle nostre società: il fondamentalismo di mercato, l’individualismo estremo, il consumismo parossistico, l’indifferenza verso i poveri e verso le condizioni in cui si verranno a trovare i nostri discendenti.

L’antico antimodernismo della Chiesa cattolica ancora riecheggia nell’enciclica, in forme più moderate che in passato e consapevoli dei valori che la modernità ha consentito di affermare: la critica è rivolta agli eccessi più che alla natura di una società capitalistica e liberale. E un non credente di orientamento liberale, ma consapevole dei rischi che il nostro ecosistema sta correndo, deve riconoscere che la Chiesa di Francesco gli sta fornendo un grande aiuto. La Chiesa Cattolica è una potenza ideologica mondiale e, se i cattolici presteranno ascolto alle indicazioni e alle prescrizioni dell’Enciclica, il fronte di coloro che intendono affrontare seriamente il problema del riscaldamento climatico, anche a costo di disagi personali, sarà grandemente rafforzato.

Credente o non credente che sia il lettore dell’Enciclica, se è anche uno studioso dei processi effettivi che determinano le decisioni individuali e collettive di natura economica e politica ñse dunque è un realista- non trarrà dalla lettura della ìLaudato si’î nè una rassegna degli ostacoli che si frappongono all’attuazione degli orientamenti in essa prescritti, nè alcuna indicazione precisa su come superarli: com’è inevitabile in una Enciclica, l’argomentazione si svolge esclusivamente su un piano normativo, del dover essere, e non su quello positivo, di una analisi degli effettivi processi in atto, o su quello politico di come modificarli, del che cosa e come fare.

TRE ENORMI OSTACOLI

Ho molto apprezzato la lettura dell’Enciclica che Marco Vitale ci ha proposto, e soprattutto l’efficace sintesi in sette punti di che cosa l’enciclica ìnon èî: non è contro la scienza e la tecnica, nè contro la libertà d’impresa o contro il mercato. E’ invece contro l’estensione abnorme, a tutte le attività umane, del calcolo economico-finanziario. Insomma, è per un capitalismo moderato, consapevole che non tutte le attività umane possono essere regolate dal conto profitti e perdite risultante dalle leggi di mercato. Tre enormi ostacoli, però, si ergono contro questo auspicio.

Il capitalismo moderato e regolato che l’Enciclica auspica non sembra, al momento, un ossimoro insuperabile? Non è forse, il capitalismo, spinto in avanti da una enorme forza espansiva, alimentata dalla ricerca del profitto? E per tenerlo sotto controllo non è forse necessaria una forza politica straordinaria, un potere egemone mondiale che condivida, almeno in parte, i valori e gli obiettivi dell’Enciclica? CosÏ è avvenuto ñin parte, ripeto- nei trent’anni successivi alla seconda guerra mondiale, sotto la guida dell’elite liberal-democratica che allora prevaleva negli Stati Uniti. Ma dopo di allora le forze espansive del capitalismo sregolato si sono riasserite a livello planetario e la distruzione creatrice -carattere essenziale del capitalismo- ora prevale ovunque. E prevale con conseguenze non soltanto negative: centinaia di milioni di persone sono di fatto uscite negli ultimi trent’anni dalla miseria abbietta in cui si trovavano.

Il secondo ostacolo proviene dall’interazione tra il capitalismo e le aspirazioni di benessere materiale dei singoli individui: il capitalismo spinge a vendere per profitto, e sicuramente plasma e distorce la spinta ad acquistare e possedere, ma questa spinta ha una diversa origine ed è dovuta ad una ricerca incessante di benessere materiale e di autonomia individuale. Ed è’ vero che il capitalismo produce diseguaglianze e frustrazioni. Ma per molti produce benessere e imporre politicamente sobrietà, austerità e moderazione ñcom’è necessario se si vuole aver ìcura della casa comuneî- non è un’impresa facile. L’individualismo e il consumismo sono forze potenti, specie nella la metà del mondo che sta appena uscendo dalla miseria, e fortissima è la speranza di cavarsela a livello personale, nell’esercizio della propria libertà, grazie ai propri sforzi e alle capacità di cui si dispone. Questa speranza sarà delusa in molti casi, ma i casi di successo sono abbastanza numerosi da giustificare il tentativo di perseguirla. E di opporsi ai agli impedimenti che impone una programmazione imposta da forze politiche.

Il terzo grande ostacolo proviene da forze che con gli eccessi del capitalismo sregolato o del consumismo individualistico non hanno molto a che fare, e sorprende un poco che ad esse l’Enciclica non attribuisca un’attenzione adeguata. Contrastare le tendenze spontanee al profitto da parte degli imprenditori e al benessere individuale da parte dei consumatori esige un grado di legittimità e una fiducia nella lungimiranza delle decisioni dell’autorità ñda ultimo di una capacità di coercizione- che oggi sono difficilmente raggiunte anche in comunità piccole, molto colte e coese: anche in queste il conflitto è inevitabile.. Ancor più è inevitabile nelle centinaia di stati in cui è frammentata l’autorità politica a livello mondiale, anche ammettendo che ogni stato assomigli alle comunità piccole, colte e coese ñ i mitici paesi del Nord Europa- di cui dicevo: superando i confini tra stato e stato il grado di fiducia nelle decisioni dall’autorità politica cala drasticamente. E drasticamente aumenta il grado di coercizione ed egemonia che gli stati più grandi e potenti debbono esercitare se vogliono raggiungere decisioni vincolanti per tutti, ciò che è necessario nelle materie di cui stiamo discutendo. CosÏ stando e cose, si entra nel campo della Realpolitik, un campo totalmente alieno dalle esortazioni di Francesco.

 

LA CHIESA AL CONFRONTO DELLA MODERNITA’

Chi voglia rendersi conto dei problemi che si incontrano quando si esce dal campo delle esortazioni e si entra in quello dell’analisi realistica la lettura consigliata non è la ìLaudato si’î ma un ottimo libro di sintesi che anche Marco Vitale cita, e che è animato dalle stesse preoccupazioni per il benessere della nostra Casa Comune che animano l’Enciclica: il recente libro di Anthony Giddens, La Politica del Cambiamento Climatico, edito dal Saggiatore. Ha ragione Marco Vitale: Francesco non è voce isolata. Ma il suo grande merito non è quello di averci fatto capire le difficoltà che si frappongono ad una politica efficace, ma quello di aver ricollegato la dottrina della Chiesa alle grandi preoccupazioni contemporanee e di aver preso nettamente posizione, una posizione animata da spirito evangelico che personalmente condivido e che non sempre la Chiesa ha preso in passato di fronte ai dilemmi che si è trovata di fronte.

di Michele Salvati, politologo, direttore della rivista “Il Mulino”

Sono da rivedere al rialzo, purtroppo, le cifre relative ai danni dell’inquinamento, sia all’esterno che all’interno delle abitazioni. Lo svelano i nuovi dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’.

L’inquinamento risulta sempre più pericoloso, sia all’esterno (dove è rilasciato, per esempio, dai tubi di scappamento delle automobili), che all’interno (a seguito della cottura dei cibi, o di tutti i processi di combustione domestici come camini, stufe e candele). A raccontarlo è il Guardian, che si basa su una serie di report divulgati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Institute for Health Metrics and Evaluation alla University of Seattle.
Secondo gli studi degli esperti, ci sono stati quasi 3 milioni e mezzo di morti nel 2010 a causa dell’inquinamento esterno (nel 1999 erano 3 milioni). L’inquinamento indoor fa ancora più danni, portando il numero di vittime ad un totale di ben 7 milioni l’anno. Heather Walton, del King’s College London, sostiene che il rischio relativo derivante da esposizione a diossido di azoto è simile a quello da esposizione a polveri sottili. E fa incrementare la mortalità del 5,5%.

Il collegamento tra inquinamento e danni alla salute sta diventando, in effetti, sempre più chiaro, anche se solo dall’inizio degli anni novanta gli scienziati hanno iniziato a condurre studi che ne provavano indiscutibilmente la correlazione.
Nel 1993, un lavoro dei ricercatori della Harvard School of Public Health, ha mostrato che livelli alti di inquinanti sono associati a tassi di mortalità più alti; viceversa, uno studio del 2008, condotto dalla stessa Èquipe, ha svelato che la pulizia dell’ambiente da sostanze pericolose aumenta significativamente l’aspettativa di vita.
Gli scienziati sono soprattutto preoccupati sull’effetto di tali sostanze sulla salute dei minori: uno studio pubblicato sul prestigioso New England Journal of Medicine ha mostrato, per esempio, che l’esposizione a inquinanti è estremamente pericolosa per lo sviluppo del sistema respiratorio dei bambini.