DOTAZIONI OBBLIGATORIE PER IL SETTORE DEGLI IDROCARBURI

Atteso da decenni ora è diventato una realtà rivoluzionaria nella lotta all’inquinamento marino da idrocarburi

Emanato pochi giorni or sono e pubblicato in Gazzetta ufficiale numero 37 del 14 febbraio 2017, rappresenta una vera e propria rivoluzione nella lotta all’ inquinamento da idrocarburi.

Sostanzialmente obbliga i soggetti coinvolti nella perforazione e nella prospezione marittima, nella coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi e nel deposito costiero a dotarsi in modo stabile di specifiche attrezzature per arginare e recuperare eventuali spandimenti di idrocarburi.

Anche le navi d’appoggio, le navi di estrazione carico e le navi da trasporto idrocarburi (F.P.S.O. e F.S.O.) avranno precise dotazioni di bordo per arginare spandimenti o per dare assistenza alle piattaforme in emergenza.

Abbiamo Intervistato Momo Channani, responsabile di progetto della soc. LeoDaVinci di Piacenza, importante global supplier ambientale che per prima è riuscita ad interpretare il Decreto e proporre una soluzione “chiavi in mano” a tutti i player coinvolti in questa grande novità:

“Signor Channani, cosa rappresenta questo Decreto Ministeriale?”

“Questo Decreto rappresenta una vera e propria svolta storica nella lotta all’inquinamento marino off shore, e soprattutto è estremamente pratico, chiaro e comprensibile in tutte le sue parti. Francamente mi aspettavo fosse esteso anche a tutto il lato “terrestre”, cioè alle raffinerie, oleodotti, gasdotti, depositi, trasportatori, cioè a tutte quei soggetti ad alto rischio di inquinamento…..ma non ci lamentiamo, arriverà anche questo.”

“Ci spiega brevemente perché questo Decreto rappresenta una vera e propria rivoluzione?”

“Normalmente quando si parla di lotta all’inquinamento si ha la sensazione che sia tutta una bella dichiarazione d’ intenti. Per la prima volta il Dicastero guidato dal Ministro Gian Luca Galletti ha scritto nero su bianco le dotazioni, le quantità, la logistica di materiali, la formazione del personale e le esercitazioni obbligatorie. Nulla può essere male interpretato oppure omesso. “

“Sembra complicato, mi fa un esempio?“

“Non è affatto complicato anzi! Come le dicevo prima, ciascun soggetto coinvolto saprà perfettamente cosa fare, di cosa dotarsi e con che tempistiche ottemperare alle varie fasi di formazione, esercitazione eccetera.
Ad esempio: In un deposito costiero dovranno essere presenti 1000 metri di panne costiere, 1000 metri di panne assorbenti, 500 metri di panne d’altura, 500 metri di panne rigide, 5 metri cubi di materiale assorbente manuale (panni, cuscini, rotoli, salsicciotti, salami, granulari, polveri) 8000 litri di liquidi disperdenti, oltre le loro apparecchiature di spandimento, 300.000 litri di stoccaggio. Come vede una bella ed utile lista della spesa!”

“E per quanto diceva della formazione e delle manutenzioni?“

“Anche qui c’è molta chiarezza e pragmatismo. I soggetti coinvolti a vario titolo hanno l’obbligo di formare il personale con cadenza SEMESTRALE.
Con la medesima cadenza si dovrà provvedere anche all’ispezione del materiale, con eventuale riscontro e provvedimento delle anomalie, affinché questi sia sempre in perfetto ordine e disponibile all’uso. Le Autorità marittime (Capitaneria di Porto, Guardia Costiera, U.N.M.I.G.) avranno diritto ispettivo di tutto questo.

“Che tipo di apporto riuscirete a dare alle aziende coinvolte da questo Decreto?“

“Credo che questa volta LeoDaVinci si sia superata. Grazie allo staff interno siamo riusciti in pochi giorni a raggruppare un “pacchetto” di full service che difficilmente potrà essere superato. Essendo produttori di assorbenti, barriere ed ausili, erogatori di servizi on site e formatori certificati, riusciremo a dare una tranquillità operativa al

cliente che altrimenti coinvolgerebbe quattro o cinque operatori nei diversi settori. In termini pratici riusciamo a costituire i depositi costieri, fornire le navi e le piattaforme, occuparci delle esercitazioni e dei controlli semestrali e redigere i rapporti periodici per gli Enti di controllo.
Tutto questo supportato ulteriormente dal nuovo servizio UNICO di noleggio operativo! ha idea di cosa stiamo parlando?

Puoi noleggiare tutto quello che prevede il D.M!“
E le dirò di più: Facendo parte del network nazionale di pronto intervento ambientale CROCE VERDE AMBIENTE, riusciremo ad intervenire in casi eccezionali in tutta Italia, anche dove non ci si aspetta possa accadere qualcosa.
La nostra è una vera e propria TASK FORCE AMBIENTALE, capitanata da tre esperti ambientali di eccezionale valore personale, tecnico ed esperienziale. Marco Martani si occuperà della zona nord ovest del paese, per intenderci quella che va da Ventimiglia a Civitavecchia, a Matteo Pinoia la parte nord est, da Trieste a Termoli, mentre la responsabilità del sud e delle isole sarà affidata a Pompeo Morfeo.

“Ambizioso direi, a questo punto buona fortuna”

“Grazie, servirà anche quella.“

P.S.

—>Vai alla brochure Oil and Gas Division

—>Vai al Decreto Ministeriale

Vi siete ricordati di controllare la data di scadenza del vostro assorbente neutralizzante per l’acido delle batterie?

Contrariamente alla durata standard di questi prodotti, il nostro Battery Sorb è unico sul mercato con una durata complessiva di 7 anni!
Il Battery Sorb è un kit di pronto intervento conforme al Decreto n°20 (2011) del Ministero dell’Ambiente.
Leodavinci è l’unica azienda in Italia che ritira gratuitamente il tuo prodotto in scadenza!

Per ulteriori informazioni:
Vai alla pagina prodotto Battery Sorb Kompact

L’azienda LeoDaVinci anche quest’anno ottiene i certificati ISO 9001 e ISO 14001, per la commercializzazione e rivendita di prodotti per la sicurezza industriale, l’antinquinamento e container di stoccaggio con la possibilità di personalizzazione/progettazione allestimenti e servizi di pronto intervento antinquinamento.

 

Atteso da decenni ora è diventato una realtà rivoluzionaria nella lotta all’inquinamento marino da idrocarburi

Emanato pochi giorni or sono e pubblicato in Gazzetta ufficiale numero 37 del 14 febbraio 2017, rappresenta una vera e propria rivoluzione nella lotta all’ inquinamento da idrocarburi.

Sostanzialmente obbliga i soggetti coinvolti nella perforazione e nella prospezione marittima, nella coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi e nel deposito costiero a dotarsi in modo stabile di specifiche attrezzature per arginare e recuperare eventuali spandimenti di idrocarburi.

Anche le navi d’appoggio, le navi di estrazione carico e le navi da trasporto idrocarburi (F.P.S.O. e F.S.O.) avranno precise dotazioni di bordo per arginare spandimenti o per dare assistenza alle piattaforme in emergenza.

Abbiamo Intervistato Momo Channani, responsabile di progetto della soc. LeoDaVinci di Piacenza, importante global supplier ambientale che per prima è riuscita ad interpretare il Decreto e proporre una soluzione “chiavi in mano” a tutti i player coinvolti in questa grande novità:

“Signor Channani, cosa rappresenta questo Decreto Ministeriale?”

“Questo Decreto rappresenta una vera e propria svolta storica nella lotta all’inquinamento marino off shore, e soprattutto è estremamente pratico, chiaro e comprensibile in tutte le sue parti. Francamente mi aspettavo fosse esteso anche a tutto il lato “terrestre”, cioè alle raffinerie, oleodotti, gasdotti, depositi, trasportatori, cioè a tutte quei soggetti ad alto rischio di inquinamento…..ma non ci lamentiamo, arriverà anche questo.”

“Ci spiega brevemente perché questo Decreto rappresenta una vera e propria rivoluzione?”

“Normalmente quando si parla di lotta all’inquinamento si ha la sensazione che sia tutta una bella dichiarazione d’ intenti. Per la prima volta il Dicastero guidato dal Ministro Gian Luca Galletti ha scritto nero su bianco le dotazioni, le quantità, la logistica di materiali, la formazione del personale e le esercitazioni obbligatorie. Nulla può essere male interpretato oppure omesso. “

“Sembra complicato, mi fa un esempio?“

“Non è affatto complicato anzi! Come le dicevo prima, ciascun soggetto coinvolto saprà perfettamente cosa fare, di cosa dotarsi e con che tempistiche ottemperare alle varie fasi di formazione, esercitazione eccetera.
Ad esempio: In un deposito costiero dovranno essere presenti 1000 metri di panne costiere, 1000 metri di panne assorbenti, 500 metri di panne d’altura, 500 metri di panne rigide, 5 metri cubi di materiale assorbente manuale (panni, cuscini, rotoli, salsicciotti, salami, granulari, polveri) 8000 litri di liquidi disperdenti, oltre le loro apparecchiature di spandimento, 300.000 litri di stoccaggio. Come vede una bella ed utile lista della spesa!”

“E per quanto diceva della formazione e delle manutenzioni?“

“Anche qui c’è molta chiarezza e pragmatismo. I soggetti coinvolti a vario titolo hanno l’obbligo di formare il personale con cadenza SEMESTRALE.
Con la medesima cadenza si dovrà provvedere anche all’ispezione del materiale, con eventuale riscontro e provvedimento delle anomalie, affinché questi sia sempre in perfetto ordine e disponibile all’uso. Le Autorità marittime (Capitaneria di Porto, Guardia Costiera, U.N.M.I.G.) avranno diritto ispettivo di tutto questo.

“Che tipo di apporto riuscirete a dare alle aziende coinvolte da questo Decreto?“

“Credo che questa volta LeoDaVinci si sia superata. Grazie allo staff interno siamo riusciti in pochi giorni a raggruppare un “pacchetto” di full service che difficilmente potrà essere superato. Essendo produttori di assorbenti, barriere ed ausili, erogatori di servizi on site e formatori certificati, riusciremo a dare una tranquillità operativa al

cliente che altrimenti coinvolgerebbe quattro o cinque operatori nei diversi settori. In termini pratici riusciamo a costituire i depositi costieri, fornire le navi e le piattaforme, occuparci delle esercitazioni e dei controlli semestrali e redigere i rapporti periodici per gli Enti di controllo.
Tutto questo supportato ulteriormente dal nuovo servizio UNICO di noleggio operativo! ha idea di cosa stiamo parlando?

Puoi noleggiare tutto quello che prevede il D.M!“
E le dirò di più: Facendo parte del network nazionale di pronto intervento ambientale CROCE VERDE AMBIENTE, riusciremo ad intervenire in casi eccezionali in tutta Italia, anche dove non ci si aspetta possa accadere qualcosa.
La nostra è una vera e propria TASK FORCE AMBIENTALE, capitanata da tre esperti ambientali di eccezionale valore personale, tecnico ed esperienziale. Marco Martani si occuperà della zona nord ovest del paese, per intenderci quella che va da Ventimiglia a Civitavecchia, a Matteo Pinoia la parte nord est, da Trieste a Termoli, mentre la responsabilità del sud e delle isole sarà affidata a Pompeo Morfeo.

“Ambizioso direi, a questo punto buona fortuna”

“Grazie, servirà anche quella.“

P.S.

—>Vai alla brochure Oil and Gas Division

—>Vai al Decreto Ministeriale

Una botta “green” nel parlamento italiano

ECCO LE NOVITA’:
1) Misure di penalizzazione del conferimento dei rifiuti in discarica
2) Agevolazioni fiscali per i comuni virtuosi.
3) Promozione del compostaggio domestico
4) Promozione dell’economia circolare. L’economia circolare è un modello che pone al centro la sostenibilità del sistema economico, in cui non ci sono prodotti di scarto e in cui le materie vengono costantemente riutilizzate. Si tratta di un sistema opposto a quello definito ìlineareî, che parte dalla materia e arriva al rifiuto.
5) Introduzione da parte dei comuni di un numero elevato di posaceneri cittadini.
6) Multe: dai 30 ai 300 euro per chi butta a terra mozziconi di sigaretta, piccoli rifiuti e chewing gum.
7) Vuoto a rendere nei bar e nei ristoranti per i produttori di acqua e birra. Il termine vuoto a rendere indica che un contenitore una volta svuotato dev’essere reso al fornitore, cosÏ che possa essere riutilizzato.
8) Incentivi e credito di imposta per le aziende che lavorano con materiali che derivano dalla raccolta differenziata o con materiali di recupero.
9) Estensione assicurazione INAIL per i lavoratori che andranno a lavorare in bicicletta.
10) Finanziamento di 35 milioni di euro per progetti piedibus, car-pooling, car-sharing, bike-pooling, bike-sharing. Il piedibus o pedibus è una forma di trasporto scolastico per gli alunni delle elementari e medie inferiori che vengono accompagnati a piedi a scuola da adulti con le stesse modalità (percorsi, fermate) dello scuolabus. Il car-pooling e il bike-pooling stanno a indicare invece l’utilizzo di una sola automobile bicicletta da parte di un gruppo di persone che compiono abitualmente lo stesso tragitto. Il car sharing e il bike sharing stanno a indicare un servizio che permette di utilizzare un’automobile o una bicicletta su prenotazione, prelevandola e riportandola in un parcheggio, e pagando in ragione dell’utilizzo fatto.
11) Istituzione di un fondo di 10 milioni per la abolizione di edifici e opere realizzate in zone a elevato rischio idrogeologico.
12) Istituzione di un fondo per la mitigazione del rischio idrogeologico
13) Istituzione di luce LED nei nuovi semafori.
14) Inclusione per il conteggio degli incentivi degli impianti biomassa e biogas.
15) Le imprese che nel 2016 avranno operato nella bonifica dell’amianto potranno godere del credito d’imposta al 50%.
16) Lo Stato investirà circa 20 milioni di euro in bonifiche 5,667 milioni per ciascuno degli anni 2017, 2018 e 2019.
17) Istituzione di un fondo per la bonifica di alcuni edifici pubblici.
18) Impignorabilità degli animali d’affezione, da compagnia o utilizzati a fini terapeutici e assistenziali
19) Istituzione del mobility manager scolastico. Esso è un referente interno in ogni scuola, per favorire e sviluppare la mobilità casa-scuola sostenibile e sicura.
20) Istituzione di un fondo di 1,8 milioni di euro istituito per le Aree Marine Protette
21) Riforma dell’ENEA (Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie , l’Energia e lo sviluppo economico).
22) Istituzione della responsabilità del trasportatore in caso di sversamento in mare di sostante pericolose
23) Possibilità di creare nelle città le ìOil Free Zoneî, zone libere da fonti fossili.
24) Creazione di una ìstrategia della Green Communityî per le comunità montane e rurali che intraprendono la via della sostenibilità
25) Istituzione del Marchio “Made Green Italy” che certifica i prodotti a “km 0” e provenienti da produzioni agricole e industrie sostenibili.

Nel corso del 2013, la Commissione Europea ha adottato una comunicazione dal titolo “Costruire il mercato unico dei prodotti verdi” in cui propone metodologie, valide in tutta l’UE, per la misurazione delle prestazioni ambientali per prodotti e organizzazioni.

La proposta promuove una metodologia che consente di misurare le prestazioni ambientali per tutto il ciclo di vita dei prodotti (Product Environmental Footprint – PEF).

Nel 2013 è stata avviata una fase pilota (che si concluderà nel 2016) che coinvolge oltre 300 aziende (rappresentanti in media del 70% del mercato europeo dei prodotti) e oltre 2000 portatori d’interesse (organizzazioni industriali e organizzazioni dei portatori d’interesse nell’UE e in Paesi terzi) finalizzata alla elaborazione di norme specifiche per 25 categorie di prodotti (tra cui detersivi, carta, caffè, birra, vino, pasta, carne, pesce, pannelli fotovoltaici, prodotti per l’isolamento termico, acqua in bottiglia, pellami, vernici, scarpe, batterie, prodotti lattiero-caseari) e 2 settori (retail e estrazione rame).

Al termine di questo percorso triennale la Commissione deciderà le future strategie politiche relative all’utilizzo e alla promozione della PEF.
Che caratteristiche avrà Product Environmental Footprint (PEF)?
La PEF, o impronta ambientale di prodotto, si basa sull’analisi Life Cycle Assessment (LCA), ma vuole creare le condizioni necessarie affinchè si possano comparare le performance ambientali di prodotti appartenenti alla medesima categoria merceologica. Come già avviene per le etichette energetiche degli elettrodomestici, in futuro i consumatori potranno confrontare gli impatti ambientali di prodotti tra loro simili. Naturalmente per fare tutto questo è necessario individuare il benchmark – cioè il temine di paragone – degli impatti ambientali dell’intero ciclo di vita di prodotti appartenenti alla medesima categoria merceologica.

Il benchmark è in questo caso il livello di performance medio e rappresentativo di almeno il 51% dei prodotti appartenenti a quella categoria merceologica venduti in Europa (nella determinazione del benchmark vengono quindi inclusi anche i prodotti d’importazione extra UE).

La PEF si articola in 15 categorie d’impatto ambientale (tra cui: cambiamenti climatici, consumo idrico, tossicità, ecotossicità, ecc) ma per ogni classe di prodotto verranno individuati gli impatti pi˘ significativi e solo questi verranno comunicati. Quindi le aziende che saranno interessate a calcolare e comunicare la PEF dei loro prodotti potranno concentrarsi solamente sulla raccolta dei dati necessari a fornire tali informazioni.

Circoscrivere l’analisi potrà portare a due importanti risultati:
ridurre i costi (LCA ad oggi è uno strumento utilizzato in netta prevalenza da grandi imprese) e incrementare la comparazioni dei risultati ottenuti.

Un altro elemento molto innovativo e che potrà determinare importanti cambiamenti è il libero accesso ai cosiddetti dati secondari. Nell’LCA, infatti, uno dei problemi e dei costi maggiori per le aziende è l’accesso e la qualità dei dati secondari (quelli non direttamente di responsabilità ed esclusività dell’azienda). Questi dati sono raccolti in database a pagamento: l’obiettivo della fase pilota per la realizzazione della PEF è la costruzione di banche dati attendibili il cui accesso sia libero e non a pagamento.
Superare i limiti dell’analisi LCA
Con la PEF di fatto la Commissione Europea vuole superare gli attuali limiti dell’analisi LCA, che è una sorta di fotografia degli impatti ambientali di un prodotto, la quale difficilmente permette di comparare gli impatti ambientali di prodotti simili.
Con la PEF invece con ogni probabilità si andrà a dividere in classi d’impatto i prodotti appartenenti alla medesima categoria merceologica che un qualunque consumatore (pubblico o privato) potrà acquistare.

La denuncia arriva dalle Associazioni di Confindustria FISE Assoambiente (igiene ambientale, raccolta e smaltimento rifiuti) e FISE UNIRE (recupero dei rifiuti), che hanno più volte sollecitato il Ministero dell’Ambiente a porre rimedio alla situazione, che rischia di avere conseguenze gravissime su tutto il sistema industriale italiano.

La vicenda ha del paradossale. Con il Decreto-Legge n.46 del 4 marzo 2014, il Legislatore italiano, recependo la Direttiva europea sulle emissioni industriali, ha fissato al 7 luglio 2015 il termine entro cui la Pubblica Amministrazione è tenuta a rilasciare l’AIA – Autorizzazione Integrata Ambientale, richiesta entro il 7 settembre scorso dalle imprese incluse (in base alle nuove disposizioni) tra le attività soggette ad IPPC (prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento). Fin quiniente di strano, considerato che tale termine è imposto dalla stessa Direttiva; senonchè, il Legislatore nazionale, in aggiunta, ha previsto la sospensione dell’esercizio dell’impianto in attesa che si perfezioni il procedimento istruttorio, se questo non si sarà concluso entro il 7 luglio.

Le imprese, quindi, pur avendo rispettato la scadenza del settembre 2014 per la presentazione della domanda di AIA, si troveranno obbligate a bloccare la propria attività nel caso di ritardi nel rilascio del provvedimento da parte delle Autorità competenti.
Va rimarcato che la Direttiva sulle emissioni industriali non fissa una scadenza per la validità dei titoli autorizzativi, ma si limita a fissare un termine, il 7 luglio 2015 appunto, entro cui gli Stati Membri dovranno applicare disposizioni legislative, regolamentari e amministrative conformi alla Direttiva stessa. Il termine del 7 luglio 2015 riguarda quindi gli Stati membri, non certo le imprese che da queste dipendono per l’espletamento dei propri obblighi.

“E’ evidente”, sottolineano le Associazioni, “che il perdurare di disposizioni più penalizzanti nella legislazione quadro del nostro Paese sottopone gli operatori italiani ad uno “stress normativo” che aumenta il gap con i concorrenti europei, determinando conseguenze fortemente negative per l’economia italiana nonchÈ, come in questo caso, il rischio di blocco per decine di impianti di recupero e smaltimento rifiuti”.

“Grande soddisfazione per la firma dell’accordo di programma per il progetto di riconversione e riqualificazione industriale dell’area di crisi di Piombino”

E’ quanto ha dichiarato questa mattina il Sottosegretario all’Ambiente, Silvia Velo, a margine della firma dell’accordo di programma presso il Mise.

“Questo accordo, da una parte permette di dare piena attuazione agli interventi di bonifica della falda e di messa in sicurezza dei suoli delle aree demaniali dell’area SIN di Piombino per cui sono stati stanziati 50 milioni di euro, e dall’altra, impegna il privato incolpevole a realizzare interventi che consentiranno di utilizzare in piena sicurezza sanitaria e ambientale, le aree destinate al sistema produttivo siderurgico e agroalimentare.

Finalmente, dopo anni, si agisce con una logica di diversificazione degli investimenti che vanno dalla siderurgia all’agroalimentare, passando per la logistica, sfruttando le potenzialit‡ delle infrastrutture e del porto. Da oggi – conclude Velo – si aprono nuove prospettive di sviluppo per l’economia locale, per l’occupazione e per le aziende del territorio.

Il ministro Galletti: regole chiare e semplici chiave per buona politica ambientale.

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il regolamento che semplifica la messa in sicurezza e la bonifica dei punti vendita di carburante. Le nuove procedure consentiranno la rapida attuazione degli interventi di bonifica sulla rete di distribuzione e il riutilizzo delle aree in assoluta sicurezza sanitaria e ambientale.

“Le semplificazioni”, spiega il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, “sono la chiave per una buona politica ambientale: l’obiettivo di questo governo è sempre quello di velocizzare gli interventi necessari, spesso bloccati da lungaggini burocratiche, con l’introduzione di regole più chiare e semplici da attuare. Questo nuovo strumento per le reti di carburante è una garanzia in più per l’ambiente e i cittadini”.

Lo schema di provvedimento disciplina i criteri, le procedure e gli obiettivi di intervento, tenendo conto dell’effettivo utilizzo e delle caratteristiche ambientali delle aree dei punti vendita carburanti, come delle aree limitrofe. L’obiettivo è prevenire, ridurre ed eliminare nel modo più efficace i rischi per la salute dovuti alla potenziale esposizione a sostanze inquinanti.
Gli impianti di distribuzione dei carburanti rappresentano in Italia, secondo recenti dati Ispra, circa il 20% dei siti potenzialmente contaminati del territorio nazionale. La loro diffusione in tutte le zone urbane e in aree di ridotte dimensioni, assieme alla natura degli inquinanti riconducibili a queste attività, hanno reso necessaria una disciplina semplificata.

Il Ministero dell’Ambiente, con il comunicato allegato, ha formalmente fornito alcuni chiarimenti sulla cancellazione dal SISTRI per le imprese non più obbligate.

Il Ministero dell’Ambiente, con il comunicato allegato, ha formalmente fornito alcuni chiarimenti sulla cancellazione dal SISTRI per le imprese non più obbligate; vengono in tal modo confermate le indicazioni che vi avevamo fornito, rispetto al fatto che la mancata cancellazione di queste imprese non comporta alcun obbligo rispetto al SISTRI, incluso quello relativo al contributo 2014.

Il Ministero, come si legge nel comunicato, si è impegnato a concordare la procedura di cancellazione con le Associazioni di categoria, al fine di evitare le complicazioni della procedura prospettata dal SISTRI alle imprese che direttamente stanno provando a cancellarsi. Di conseguenza rimane valido il suggerimento di far attendere le aziende che intendono cancellarsi.